incesto
Il certificato dello zio medico
21.12.2025 |
9.422 |
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"«Sto per venire, zio! Sto per sborrarti nel culo!» gridò Fabio, le sue ultime spinte più violente che mai..."
Fabio si trasferì a Milano con un misto di speranza e nervosismo. La città pulsava con un'energia che gli era sempre mancata nella sua piccola provincia, ma l'idea di ricominciare da zero lo rendeva anche inquieto. Aveva ventotto anni, un bagaglio di esperienze agrodolci e la ferma intenzione di costruirsi una vita autentica. La sua omosessualità, che aveva tenuto nascosto per anni, era ora una parte integrante del suo essere, un faro che lo guidava verso luoghi e persone più accoglienti. Milano, sperava, sarebbe stata uno di questi luoghi.Suo zio Vittorio viveva lì. Cinquantacinque anni, medico affermato, una famiglia apparentemente perfetta: moglie, tre figli, uno dei quali coetaneo di Fabio. L'idea di avere un punto di riferimento familiare in città lo rassicurava, anche se i loro contatti negli anni erano stati sporadici.
Una delle prime cose che Fabio volle fare a Milano fu iscriversi in palestra. Aveva sempre amato tenersi in forma, e il movimento lo aiutava a scaricare lo stress. Ma per farlo, gli serviva un certificato medico. Pensò subito a Vittorio.
«Ciao zio,» disse Fabio al telefono, la voce un po' incerta. «Sono Fabio. Senti, ti disturbo per una cosa. Mi sono trasferito a Milano e vorrei iscrivermi in palestra, ma mi serve il certificato medico. Potresti aiutarmi?»
Dall'altro capo del telefono, Vittorio rispose con un tono caldo, quasi paterno. «Fabio! Ma certo, che piacere sentirti! Ti sei trasferito qui? Magnifico! Certo che posso darti una mano. Vieni da me in poliambulatorio. Ti va bene sabato pomeriggio? Verso le sei. A quell'ora è quasi deserto, così facciamo tutto con calma.»
Fabio accettò, sollevato. «Perfetto, zio. Grazie mille, sei un tesoro.»
Il sabato arrivò, portando con sé un cielo grigio e una pioggerella fine che rendeva l'aria frizzante. Fabio si presentò puntuale al poliambulatorio. Il luogo era come Vittorio aveva descritto: quasi completamente vuoto. Le luci fioche dei corridoi illuminavano porte chiuse e silenzi assordanti. Un senso di quiete, quasi irreale, avvolgeva l'ambiente.
Vittorio lo accolse con un sorriso caloroso, stringendogli la mano con una presa salda. «Fabio, accomodati. Allora, come va questa nuova vita milanese?»
«Bene, zio. Mi sto ambientando. È un bel cambiamento.»
«Immagino. Ma sono sicuro che ti troverai benissimo. Allora, parliamo di questo certificato. Solite domande di rito, sai com'è.» Vittorio si sedette dietro la scrivania, prendendo una cartella clinica. «Hai mai avuto problemi cardiaci? Pressione alta? Allergie particolari? Fumi?»
Fabio rispose a tutte le domande con onestà. La conversazione scorreva facile, quasi informale. Era rassicurante avere a che fare con un familiare in un contesto così formale.
«Bene, tutto a posto fin qui,» disse Vittorio, chiudendo la cartella. «Ora dobbiamo fare l'elettrocardiogramma. Togliti la maglietta, per favore, e siediti sul lettino.»
Fabio annuì, si sfilò la felpa e poi la maglietta, rimanendo a torso nudo. Il suo fisico era asciutto e tonico, frutto di anni di allenamento costante. Si sdraiò sul lettino metallico, un leggero brivido lo percorse a contatto con la fredda superficie. Vittorio si avvicinò, applicando gli elettrodi sul suo petto. Le sue dita sfiorarono la pelle di Fabio, un contatto professionale, eppure Fabio percepì una strana intensità in quello sfioramento. Era solo suo zio, un medico, ma qualcosa nell'aria sembrava essersi leggermente alterato.
L'elettrocardiogramma durò pochi minuti. I piccoli beep della macchina riempivano il silenzio della stanza. Vittorio osservava il tracciato con attenzione.
«Perfetto, il tuo cuore batte come un orologio svizzero,» disse con un sorriso. Poi, con un tono che divenne leggermente più basso, quasi un sussurro, aggiunse: «Ora, Fabio, per una valutazione generale del corpo, avrei bisogno che tu togliessi anche i pantaloni e rimanessi solo in slip.»
Fabio si raddrizzò di colpo, un'espressione di sorpresa sul viso. «I pantaloni? Zio, non... non mi era mai successo per un certificato sportivo. Di solito bastava l'elettrocardiogramma e la misurazione della pressione.»
Vittorio lo guardò con un'espressione neutra, ma i suoi occhi brillavano di una luce insolita. «Fabio, le procedure cambiano. E poi, sai, è sempre meglio fare un controllo più approfondito, soprattutto per un ragazzo giovane e attivo come te. Voglio assicurarmi che sia tutto in ordine. È per la tua salute.»
La spiegazione sembrava plausibile, eppure qualcosa non quadrava. Fabio si sentiva a disagio. Era suo zio, un medico, e la fiducia era un sentimento radicato. Non voleva mettere in dubbio la sua professionalità. Con un sospiro, si alzò dal lettino. Si sfilò i jeans, rimanendo in slip. Il tessuto aderente disegnava la protuberanza evidente del suo sesso. Un leggero rossore gli salì al viso.
Vittorio lo fece scendere dal lettino. «Bene, mettiti in piedi, Fabio.»
Fabio obbedì. Vittorio iniziò a tastarlo con fare medico, palpandogli i muscoli delle cosce, poi i fianchi, la pancia. Le sue mani si soffermarono un attimo di troppo sul rigonfiamento sotto lo slip. Fabio sentì il suo cazzo irrigidirsi leggermente, una reazione involontaria, imbarazzante. Lo zio, pur con una vita apparentemente convenzionale, aveva iniziato da qualche tempo a esplorare una curiosità verso gli uomini. Quella protuberanza era una scintilla.
«Sei in ottima forma, Fabio,» disse Vittorio, la voce un po' roca. «Ma per completare la visita e rilasciarti il certificato, devo fare una valutazione genitale. Devi togliere anche gli slip.»
Fabio rimase impietrito. Togliere anche gli slip? Davanti a suo zio? Il sangue gli si gelò nelle vene. «Zio, ma... questo è davvero necessario? Non capisco. Non mi hanno mai chiesto una cosa del genere.»
«Fabio,» rispose Vittorio, la sua voce ora più ferma, quasi autoritaria. «Le procedure sono cambiate, te l'ho detto. La valutazione genitale è parte integrante del nuovo protocollo per i certificati sportivi ad alta intensità. Senza questa parte, non posso rilasciarti il certificato. Non è una mia invenzione, è una direttiva. Capisco che possa metterti a disagio, ma è per il tuo bene, per escludere qualsiasi anomalia che potrebbe compromettere la tua attività fisica.»
Le parole di Vittorio, pronunciate con l'autorità di un medico, misero Fabio in una posizione difficile. Non voleva discutere, non voleva sembrare irrispettoso. Era lì per un favore, e lo zio sembrava irremovibile. Con il cuore che gli batteva all'impazzata e un misto di vergogna e curiosità che gli attorcigliava lo stomaco, Fabio portò le mani all'elastico degli slip. Un respiro profondo, poi li tirò giù, lasciandoli cadere ai suoi piedi.
Il suo cazzo, già turgido sotto il tessuto, ora si ergeva libero, lungo e spesso, con la punta scura che pulsava leggermente. I testicoli, pesanti, pendevano sotto. Fabio si sentiva esposto, vulnerabile. Cercò di non guardare lo zio, ma sentiva il suo sguardo addosso, una presenza tangibile.
Vittorio si avvicinò lentamente. I suoi occhi scesero sul sesso di Fabio, indugiando. L'aria nella stanza si fece più densa, carica di un'elettricità innegabile. Vittorio allungò una mano. Le sue dita, calde e ferme, afferrarono la base del cazzo di Fabio.
Fabio sussultò. Una scossa gli attraversò il corpo, un misto di sorpresa e piacere. Era imbarazzato, ma la mano dello zio era così decisa, così esperta, che un gemito involontario gli sfuggì dalle labbra.
«Mmhh...»
Vittorio cominciò a palpare il membro, muovendo le dita sulla pelle liscia, accarezzando il glande, tirando leggermente il prepuzio indietro per esaminarlo. Ogni tocco era deliberato, professionale in apparenza, ma sotto la superficie, Fabio percepiva qualcosa di più, una tensione latente. Il suo cazzo rispondeva, diventando sempre più duro, il glande sempre più rosso e lucido.
«Tutto in ordine qui, eh, Fabio?» mormorò Vittorio, la sua voce ora più bassa, quasi un ringhio. Le sue dita scesero sui testicoli, soppesandoli delicatamente.
Fabio non riusciva a parlare. La sua mente era un turbine di sensazioni. Era suo zio, ma il piacere che provava era innegabile, primitivo.
«Ora, per completare la valutazione, dobbiamo fare anche un controllo della prostata,» continuò Vittorio, la sua voce a malapena udibile. «È una procedura standard, non preoccuparti.»
Fabio sgranò gli occhi. «La prostata? Zio, io...»
Ma Vittorio non gli diede tempo di protestare. Prese un guanto monouso dalla scatola, lo indossò con un gesto deciso e poi afferrò un tubetto di gel lubrificante. Ne spremette un po' sul dito guantato.
«Rilassati, Fabio. Sarà un attimo.»
Fabio si sentì come se il terreno gli crollasse sotto i piedi. Si appoggiò al lettino, le mani che stringevano il bordo. Sentì il dito lubrificato dello zio avvicinarsi al suo ano. Un brivido gli corse lungo la schiena.
«Respira profondamente,» disse Vittorio, e un istante dopo, il dito entrò, lentamente, con una pressione costante.
Fabio emise un gemito strozzato. Era una sensazione strana, invasiva, ma non dolorosa. Il suo corpo, inaspettatamente, rispose con un'ondata di eccitazione. Il suo cazzo si tese ancora di più, pulsando con forza.
Vittorio mosse il dito all'interno, esplorando. Fabio sentiva la pressione, la sensazione di essere penetrato, e il suo bacino si mosse involontariamente in avanti, quasi a cercare più contatto.
«Oh... zio...» Un suono rauco gli uscì dalla gola.
Vittorio lo sentì, e un sorriso sottile, quasi impercettibile, gli increspò le labbra. Il dito continuò la sua esplorazione, trovando il punto della prostata e massaggiandolo delicatamente. Il piacere fu immediato e travolgente per Fabio. Un'ondata di calore si diffuse dal suo ano, irradiandosi in tutto il corpo. Le sue ginocchia tremarono.
«Mmmh... Ahh...» Fabio ansimava, il respiro corto e affannoso. Il suo cazzo era ormai una roccia, gocciolava pre-sperma.
Vittorio tirò fuori il dito, ritirando il guanto con un leggero schiocco. I suoi occhi, quando incontrarono quelli di Fabio, erano carichi di un desiderio inequivocabile. Il suo respiro era più pesante.
«Bene, Fabio. Tutto a posto. Prostata sana come un pesce.» La sua voce era bassa, roca, quasi irriconoscibile.
Ma Vittorio non si allontanò. Invece, si avvicinò ancora di più. Il suo sguardo era fisso sul cazzo pulsante di Fabio. La distanza tra i loro corpi si annullò. Vittorio si chinò lentamente. Fabio sentiva il suo fiato caldo sulla pelle del suo sesso.
Poi, la bocca di Vittorio si aprì. La sua lingua, calda e umida, sfiorò il glande di Fabio.
Fabio emise un grido soffocato. «Zio!»
Ma la protesta si spense in un gemito di puro piacere mentre Vittorio prendeva il suo cazzo in bocca. Il calore, la pressione, la morbidezza della lingua che lo avvolgeva erano sensazioni indescrivibili. Vittorio cominciò a succhiare, tirando il prepuzio, la sua gola che lavorava per accogliere la lunghezza e lo spessore del membro.
Fabio gemeva, le mani che stringevano i capelli dello zio. Era surreale, sconvolgente, ma il piacere era troppo intenso per resistere. Il cazzo di Fabio era così grosso che faceva fatica a entrare completamente nella bocca di Vittorio, ma lo zio insisteva, spingendo la testa in avanti, cercando di inghiottirlo più a fondo. I suoni di schiocchi umidi riempivano la stanza, interrotti dai gemiti di Fabio.
«Zio... oh, zio...»
Vittorio continuava a succhiare, leccando, tirando. La sua lingua si muoveva abilmente, sfregando contro la parte inferiore del glande, poi risalendo verso la punta, dove la saliva si accumulava, rendendo il tutto ancora più scivoloso e sensibile. Fabio sentiva il suo corpo tremare, il piacere si accumulava in un'onda inarrestabile.
«Vengo, zio... vengo!»
Vittorio intensificò il ritmo, succhiando con più forza, la sua gola che premeva contro la base del cazzo di Fabio. E poi, con un gemito strozzato, Fabio eiaculò. Un getto caldo e denso di sperma spruzzò nella bocca dello zio, riempiendola. Vittorio inghiottì, un'espressione di soddisfazione sul suo viso.
Fabio si piegò in avanti, le gambe tremanti, il respiro affannoso. Il suo cazzo, ora flaccido, penzolava bagnato e appiccicoso.
Vittorio si staccò lentamente, pulendosi le labbra con il dorso della mano. I suoi occhi erano scuri, pieni di un desiderio insaziabile. Guardò Fabio, poi i suoi occhi scesero verso il suo stesso inguine. Con un gesto rapido, si slacciò i pantaloni. I suoi occhi non lasciarono mai quelli di Fabio. I pantaloni caddero a terra, rivelando le mutande. Poi le tirò giù anche quelle.
Il cazzo di Vittorio, più corto e spesso di quello di Fabio, era già in erezione, pulsante. Fabio rimase a bocca aperta. Non c'erano parole. L'imbarazzo e lo shock si mescolarono con una nuova ondata di desiderio.
Vittorio non disse nulla. Si voltò, si mise a novanta sul lettino, il culo che si offriva in modo inequivocabile. La sua schiena era tesa, i muscoli delle natiche contratti. Era una richiesta silenziosa, ma chiara come il sole.
Fabio capì. Lo zio voleva il suo cazzo nel culo.
Il suo cazzo, seppur svuotato, cominciò a rianimarsi, una nuova ondata di sangue lo inondò, facendolo gonfiare di nuovo, seppur non alla sua massima rigidità. Fabio prese un flacone di gel lubrificante dal carrello degli strumenti. Ne spremette una generosa quantità sul suo cazzo e sul culo di Vittorio, spalmando il liquido trasparente con le dita.
Il culo di Vittorio era teso, l'ano una piccola rosa rugosa che si contraeva leggermente. Fabio si avvicinò, il suo cazzo che premeva contro l'apertura.
«Sei pronto, zio?» mormorò Fabio, la voce roca.
Vittorio annuì, un leggero tremito gli scosse le spalle.
Fabio spinse lentamente. La testa del suo cazzo premette contro l'apertura tesa, poi scivolò dentro con un leggero schiocco umido. Vittorio emise un gemito soffocato, i suoi muscoli si irrigidirono, poi si rilassarono.
Fabio spinse più a fondo, il suo cazzo che penetrava sempre più in profondità nel culo di Vittorio. Il calore, la stretta, la sensazione della carne che lo avvolgeva erano inebrianti.
«Ahhh... così, zio... così...» Fabio cominciò a muoversi, spingendo e tirando, il suo cazzo che schiacciava e accarezzava le pareti interne dell'ano di Vittorio. I suoni di carne che si sfrega, di gemiti strozzati, riempivano la stanza.
Vittorio ansimava, la sua testa appoggiata sul lettino, i muscoli delle cosce tesi. «Fabio... più forte... sì...»
Fabio obbedì. Aumentò il ritmo, le sue spinte divennero più decise, più profonde. Le sue palle schiaffeggiavano le natiche di Vittorio con ogni affondo. Il cazzo di Fabio era ora completamente eretto, duro come la pietra, e si muoveva con una potenza primordiale.
«Ti piace, zio? Ti piace il mio cazzo nel culo?» Fabio sussurrava parole sporche all'orecchio di Vittorio, il suo fiato caldo che gli accarezzava il lobo. «Sei un porco, zio... un porco che si fa scopare dal nipote.»
Vittorio gemeva, le sue risposte erano solo suoni gutturali di piacere. «Sì... ahh... sì, Fabio... scopami... scopami forte...»
Fabio continuò a penetrarlo per quella che sembrò un'eternità. Un'ora di spinte furiose, di gemiti, di parole oscene. Il sudore gli imperlava la fronte, i muscoli delle sue cosce bruciavano. Il culo di Vittorio si stringeva e si allargava attorno al suo cazzo, spremendo ogni goccia di piacere.
Il culmine arrivò con una forza esplosiva. Fabio sentì la pressione accumularsi, la sua pancia si contrasse.
«Sto per venire, zio! Sto per sborrarti nel culo!» gridò Fabio, le sue ultime spinte più violente che mai.
Vittorio urlò, il suo corpo si inarcò mentre Fabio eiaculava. Un getto caldo e denso di sperma inondò l'interno di Vittorio, riempiendolo. Fabio si lasciò andare, il suo corpo si rilassò, il suo cazzo ancora pulsante dentro lo zio.
Rimasero così per un po', i loro corpi uniti, il respiro affannoso che riempiva il silenzio. Poi Fabio si ritirò lentamente, il suo cazzo scivolò fuori con un suono umido. Vittorio si raddrizzò, il suo viso arrossato, gli occhi lucidi.
«Grazie, Fabio,» mormorò Vittorio, la sua voce a malapena un sussurro.
Fabio gli sorrise, un sorriso stanco ma soddisfatto. «Di niente, zio.»
Si vestirono in silenzio, un'intesa nuova e inconfessabile tra loro. Vittorio gli diede il certificato medico, firmato e timbrato.
«Ci vediamo sabato prossimo, Fabio?» chiese Vittorio, i suoi occhi che brillavano di un desiderio rinnovato.
Fabio non esitò. «Certo, zio. Sabato prossimo.»
E così fu. Ogni sabato sera, quando il poliambulatorio era deserto, Fabio faceva una "visita" allo zio. Vittorio, a casa, era il bravo padre di famiglia che scopava la moglie, ma nello studio, si faceva aprire per bene dal nipote, saziando una fame che non sapeva di avere, e Fabio, a sua volta, trovava nello zio un complice inaspettato, un'avventura proibita che lo spingeva oltre i confini del conosciuto, in un mondo di piacere e trasgressione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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